Mai come quest'anno il 25 Aprile è una data da ricordare. I segnali allarmanti di razzismo e xenofobia ci portano indietro nella mente, alla storia che abbiamo studiato e per nostra fortuna non abbiamo vissuto di persona.(parlo per le nostre generazioni)
L'incubo che tutto questo possa in qualche modo ripetersi, ci invita a partecipare uniti e numerosi alle celebrazioni che si terranno in tutta Italia.
Il 25 aprile a Morbegno ci sarà la commemorazione della liberazione dal nazifascismo.
Ricordiamo i partigiani e tutto coloro che hanno dato la vita per la nostra Patria.
sabato 24 aprile 2010
mercoledì 21 aprile 2010
INTERVISTA A LUIGI DE MAGISTRIS
La prima domanda non può che riguardare le recenti elezioni regionali. Quali considerazioni ne hai tratto?
Per prima cosa non posso non ammettere una vittoria del centro destra. Una vittoria però, che non è certo frutto di buon governo ma dovuta in larga misura ai gravi errori della sinistra soprattutto nella scelta delle candidature.
Si è andati a riproporre personaggi ormai non più accettati dal nostro popolo ed il forte astensionismo ne è la prova.
Il centro sinistra, ad oggi, si sta dimostrando inadeguato nella costruzione di una valida alternativa al berlusconismo.
C'è bisogno di un lavoro politico che punti a valorizzare tutti quei movimenti che tanto stanno dando nel cercare di fare muro contro questa deriva autoritaria che sta portando il nostro paese alla rovina.
Il PD è sicuramente la principale forza di opposizione ed è determinante per il raggiungimento di una vittoria politica che dia cambiamento al paese, però è anche la forza politica che maggiormente ha ostacolato il rinnovamento, non tanto nei contenuti quanto nella scelta dei candidati. Ritengo estremamente emblematiche le candidature, tanto per fare qualche nome, della Bresso, di De Luca e di Loiero.
Bisognava andare oltre questi nomi e proporre dei personaggi che avrebbero portato delle importanti novità.
Queste elezioni regionali spero che servano di lezione e che finalmente si arrivi a ridare entusiasmo e fiducia a quanti si sono allontanati da una politica ormai diventata "casta".
Credo che oggi ci sia bisogno di aprire un nuovo cantiere politico che coinvolga anche i movimenti e tutte le componenti sane della società civile. Senza ciò siamo destinati a perdere in eterno.
E' passato quasi un anno dalla tua elezione al Parlamento Europeo, che opinione ti sei fatto di questa nuova esperienza?
E' sicuramente un'esperienza molto interessante, contrariamente a ciò che si dice, cioè che il Parlamento Europeo è un elefante burocratico, un luogo nel quale non si può politicamente incidere, penso che non sia così. E' chiaro che i ritmi, le decisioni, le valutazioni sono complesse in quanto ci si deve relazionare tra parlamentari di 27 Paesi. Io credo però che le prospettive siano molto interessanti ed anche le possibilità di incidere sui temi di cui si tratta, non sono scarse. In questi mesi abbiamo affrontato temi come la politica per l'immigrazione, le mafie, lo scudo fiscale, la libertà di informazione, il Trattato di Lisbona, il nuovo Servizio Europeo di Azione Esterna e la politica estera, la cooperazione e lo sviluppo, senza dimenticare il dossier sull' Hafganistan o quali strumenti siano necessari per spezzare il legame tra denaro pubblico e crimine organizzato. Tutti temi che hanno una valenza straordinaria e credo che l'Europa possa allargare le proprie competenze sia in ambito giuridico che dei diritti.
L'approvazione del Trattato di Lisbona dovrebbe portare la politica europea a diventare in qualche modo più forte ed incisiva rispetto al passato. Credi che assisteremo veramente ad un cambio di marcia delle Istituzioni europee? E come si sta svolgendo il tuo lavoro nella Commissione per il Controllo dei bilanci ? Immagino che avrai moltissime gatte da pelare.
Per quanto riguarda il Trattato di Lisbona, e come riuscire a tradurlo in iniziativa politica valida, che dia sempre maggior peso al Parlamento europeo e maggiore autonomia politica delle Istituzioni europee dagli Stati membri, molto dipenderà dalla volontà dai singoli parlamentari e dai gruppi politici. Credo che questa sia una scommessa importante.
Importante è anche la scommessa che riguarda la creazione di un' Europa Federale che potrebbe arrivare fino alla Russia. Il trattato di Lisbona ha luci ed ombre, ma è sicuramente un passo in avanti verso l'integrazione europea.
Per quanto riguarda la Commissione per il controllo dei bilanci, che io presiedo, questa ha un ruolo molto delicato.
Si affrontano temi importantissimi, primo tra tutti il modo in cui vengono spesi i soldi pubblici, quelli cioè dei contribuenti europei. Purtroppo i rischi di truffe sono ancora molto elevati e coinvolgono alcuni Paesi tra cui l'Italia che detiene sicuramente la maglia nera. C’è da dire che le mafie e la criminalità dei cosiddetti colletti bianchi si sono ben inserite nel business dei finanziamenti pubblici e la nostra Commissione ha un ruolo decisivo non solo sul piano sanzionatorio, cioè trovare chi ha sbagliato per sanzionarlo, ma anche di prevenzione, nel valutare costi e benefici per verificare se determinate opere finanziate con i Fondi UE abbiano effettivamente utilità sociale, pubblica o se siano solo uno spreco inutile.
Hai più volte sottolineato che le figure di Falcone e Borsellino hanno fortemente influenzato la tua scelta di diventare magistrato. Oggi alla luce di quanto ti è successo, mi riferisco alle varie inchieste a cui sei stato sottoposto, alle visite di ispettori ministeriali e a molto altro ancora, rifaresti ancora quel passo? Oggi entreresti in magistratura?
Ma senz'altro, che lo rifarei. Come puoi vedere, nella mia stanza ho una foto bellissima di Falcone e Borsellino che sorridono. Entrare in magistratura è stato il sogno della mia vita, fin dal primo giorno di iscrizione alla facoltà di giurisprudenza. Rispetto a tanti giovani italiani io ho avuto la fortuna di fare il mestiere che sognavo di fare. Per averlo fatto con onestà, rispettando il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, senza timori nei confronti dei potenti, ho pagato un prezzo molto alto, perché purtroppo in Italia viviamo un momento di crisi democratica molto forte. Comunque sicuramente rifarei punto per punto, e virgola per virgola, tutto quello che ho fatto. La mia esortazione ai giovani è di intraprendere il lavoro di magistrato e di farlo con una grande idealità e dignità.
I fortissimi attacchi che Berlusconi porta alla magistratura, secondo te, cosa produrranno nei prossimi mesi? Il potere politico riuscirà veramente ad oscurare il lavoro dei magistrati?
Questa aggressione continua alla magistratura, che va avanti da quando Berlusconi è entrato in politica, ha già prodotto effetti devastanti non solo sul piano normativo, ma anche sull'indipendenza della magistratura, messa sempre più in discussione. La cosa più grave sono le forti intimidazioni nei confronti dei magistrati i quali sanno che, nel caso facciano inchieste che coinvolgono dei potenti, potrebbero pagare un prezzo molto alto, anche rimanere ai margini della progressione in carriera.
Questo è un progetto che Berlusconi sta portando avanti, il cui fine è di mettere il Pubblico ministero alle dipendenze del potere esecutivo e del potere politico. Questo intendimento altro non è altro che il disegno eversivo progettato anni fa da Licio Gelli, disegno che punta allo smantellamento della Costituzione repubblicana nata dall'antifascismo. Oggi, non sono solo i politici onesti chiamati a difendere la Costituzione, ma anche tutti i cittadini italiani, che devono vigilare per difenderla. Bisogna capire che l'indipendenza della magistratura non è un privilegio, ma è la garanzia dell’affermazione dei diritti dei cittadini.
Berlusconi afferma che il suo governo ha portato dei durissimi colpi alla mafia, più di qualsiasi altro governo nazionale e che presto l'annullerà.
Cosa ne pensi?
E' esattamente il contrario. Questo governo ha realizzato tutta una serie di leggi che nei fatti hanno favorito il crimine organizzato: la legge sullo scudo fiscale che introduce il riciclaggio di Stato; la legge che vuole la cancellazione delle intercettazioni telefoniche; la legge sul processo breve; la legge sulle confische dei beni sequestrati ai mafiosi che consente la rivendita all'asta di questi beni, con la conseguenza che eventuali prestanome dei mafiosi stessi, ricompreranno ciò che era stato loro tolto; la riduzione dei finanziamenti alle forze dell'ordine, con casi limite in cui alcune questure non hanno soldi neanche per la benzina da mettere nelle auto; senza parlare poi della carenza di personale nei tribunali e della mancanza di un numero adeguato di giudici nei diversi territori italiani. Questo governo nei fatti sta favorendo il crimine organizzato.
Certo, si sono i fatti forti degli ultimi arresti di importanti mafiosi, ma quello è un merito che non li riguarda, sono vittorie di cui gli italiani debbono ringraziare unicamente le nostre forze dell'ordine.
Hai parlato più volte di oscuramento mediatico e che bene ha fatto il Sindacato della Stampa a puntare i piedi a terra. A cosa ti riferivi?
Mi riferivo alla censura di Stato, avvenuta in piena campagna elettorale che, con la scusa della "par condicio" ha oscurato trasmissioni televisive che fanno informazione parlando di società, di cultura, di politica,di giustizia. Tra l'altro è lo stesso Berlusconi che ha costantemente violato la par condicio intervenendo frequentemente in trasmissioni in diretta, senza contare il fatto che controlla direttamente e indirettamente una buona parte dei mezzi di informazione, caso unico in Europa. La televisione è diventata il mezzo principe per propagandare il pensiero del regime. La Procura di Trani ha poi scoperto che Berlusconi è intervenuto a far pressioni direttamente sul direttore del TG1, sul direttore della RAI e addirittura sull'Agenzia delle Comunicazioni, un organo di garanzia per tutti. Si è rivolto ad un membro dell'AGCOM dicendogli:”Ma che cosa ti ci abbiamo messo a fare lì, ma cosa ti paghiamo a fare?”. C'è una logica padronale dell'informazione.
Ci sono però molti giornalisti compiacenti.
Ma certo, ci sono giornalisti che si autocensurano per fare propaganda gradita al potere. E' una situazione questa, tipica dei regimi autoritari, con giornalisti che si mettono dietro alla gonnellina dell'imperatore per avere la carriera garantita.
Sei stato fortemente criticato per le parole rivolte al Capo dello Stato dopo la firma del decreto salva liste. Lo rifaresti?
Certo che lo rifarei. Io ho grande rispetto per tutte le Istituzioni e tra le prime c'è il Presidente della Repubblica, ma non può essere al di sopra delle critiche, anzi, proprio perché è il principale custode della democrazia e della Costituzione, egli deve stigmatizzare ciò che è contrario alla Carta costituzionale. Io sono molto insoddisfatto della Presidenza della Repubblica di Giorgio Napolitano perché, in un momento come questo di grande crisi democratica, di grande crisi dello stato di diritto, con lo smantellamento dell'articolo 18, riguardante lo statuto dei lavoratori, ci ritroviamo con un Presidente che non esercita in modo adeguato la difesa della Carta Costituzionale. Io credo che sia doveroso da parte di un parlamentare rimarcare tali carenze, certo con rispetto, ma con la dovuta fermezza.
Sono ormai tantissimi gli italiani rimasti senza un lavoro, che non trovano una casa dove vivere e che non riescono più a progettare in modo decoroso la loro vita.
L'Italia dei valori che risposte dà a queste tantissime persone ridotte in povertà?
Noi italiani da anni, cioè da quando il Presidente del Consiglio è entrato in politica, discutiamo quasi esclusivamente dei suoi problemi personali, e non mi riferisco a quelli fisici.
I veri problemi italiani sono quelli che tu hai menzionato, con al primo posto il lavoro: tanti hanno un lavoro precario, in tantissimi non ce l'hanno e molti altri, purtroppo, lo stanno perdendo.
I giovani oggi, pur di trovare uno straccio di lavoro, devono piegare la testa ed accettare condizioni lavorative altrimenti inaccettabili.
Senza parlare poi del Sud Italia, dove il lavoro è diventato addirittura un privilegio e si ottiene unicamente tramite raccomandazioni che poi creano vincoli ed appartenenze.
Questo è il vero problema che abbiamo davanti oggi.
Così come sono un problema gravissimo, le pensioni da miseria ed il fatto che la gente, con il proprio stipendio, non arriva alla fine del mese.
Sono questi i temi sui quali la politica dovrebbe confrontarsi e concentrarsi; a riguardo le idee dell'Italia dei Valori sono chiare.
Noi vogliamo degli incentivi per i giovani, vogliamo l'abbattimento del precariato e, soprattutto, vogliamo un impiego diverso dei finanziamenti pubblici, per incentivare uno sviluppo che rimetta in moto l'economia e che ridia fiato alle piccole e medie imprese, importantissime per una reale valorizzazione del territorio italiano.
Bisognerebbe non fare opere inutili come il ponte sullo stretto o nocive come le centrali nucleari.
Noi vogliamo una vera e propria rivoluzione culturale su questi temi.
Una rivoluzione che sia liberale e nello stesso tempo anche socialista, in modo da dare la massima attenzione alle condizioni dei più deboli.
Il nostro paese ha bisogno vitale di ripartire con grande entusiasmo e con grande energia.
L'Italia non può restare, come in questa fase, avvilita da una grande depressione economica, politica ed etica.
Al congresso dell'I.d.V. sei stato tra i più applauditi ed alle elezioni europee il più votato del tuo partito. Eri un indipendente ed ora ti sei iscritto all'IdV. Si dice che Di Pietro vorrebbe metterti a capo del Dipartimento Giustizia e Sicurezza. Ti aspettavi dell'altro? Il posto di Segretario per esempio?
Io attualmente ho un ruolo istituzionale in Europa molto importante e questo mio ruolo è certamente incompatibile con un incarico politico di un certo livello. In questo momento mi sento molto più motivato a svolgere un altro tipo di azione politica che metta in comunicazione diretta la parte migliore della politica che si esprime con i partiti, con tutti quei movimenti della società civile che si muovono nel nostro paese. Credo che L'Italia dei Valori debba avere la forza e la capacità di essere un partito diverso, un partito che sappia aprirsi seriamente alla società civile e che sappia selezionare il proprio gruppo dirigente, non dalla quantità di tessere che rappresenta, ma dalla capacità che ogni dirigente ha di sapersi relazionare con la base. L'incarico al Dipartimento Giustizia credo sia l'unico compatibile con il mio profilo attuale istituzionale, inoltre mi porterebbe ad occuparmi di problematiche di cui mi sono già occupato durante la mia vita da magistrato: giustizia, sicurezza, forze dell'ordine, magistratura e diritti.
Ma è proprio vera la storia che tu sia la spina nel fianco di Di Pietro?
Con Di Pietro io ho un rapporto ottimo, sia sul piano personale che sul piano politico. Non siamo però fatti con lo stampino ed è quindi naturale che a volte ci siano delle divergenze, ma queste non mi porteranno mai a scalare il partito e a mettere in discussione l'importante ruolo che ha Antonio Di Pietro.
Chi mette in giro certe voci evidentemente non è abituato a vedere onestà e lealtà nei rapporti, quell'onestà e lealtà che sono alla base del mio rapporto con Antonio.
In molti ti hanno rimproverato il fatto di non esser sceso in campo in Campania per queste regionali. Quali le tue ragioni?
Io ho avuto tantissime sollecitazioni in Calabria e Campania per candidarmi e non nascondo che la cosa mi ha fatto molto piacere, però credo che nella vita la coerenza abbia un ruolo molto importante ed avendo io preso l'impegno a candidarmi al Parlamento europeo, ricevendo poi tantissimi voti in tutta l'Italia, più di 500.000 preferenze, non potevo assolutamente fare qualcosa di sgradevole e scorretto verso un impegno politico appena iniziato. Questo però non toglie che il mio impegno per la Calabria e la Campania ci sia e ci sarà sicuramente.
Il caos scaturito dal dimissionamento del senatore Di Girolamo, eletto nel collegio europeo, ha portato alcuni leader del centro destra, specialmente leghisti, a parlare di abrogazione del voto degli italiani all'estero. Sei dello stesso avviso?
Il centro destra non cercasse scuse sulla querelle che ha riguardato Di Girolamo. Questa è una vicenda gravissima, che ha fatto trapelare addirittura collegamenti con la 'Ndrangheta. Ora nelle file del PdL sembra quasi che nessuno lo conoscesse o che non avesse mai avuto rapporti con questo signore, in verità questo signore aveva molte entrature con ministri della Repubblica, con il Presidente della Camera Fini e con altri esponenti di vertice dell'ex Alleanza nazionale e quindi del PdL. Che non si inventassero nulla, il voto degli italiani all'estero va assolutamente mantenuto, anzi auspico un suo rafforzamento attraverso una maggiore trasparenza dell’espressione di voto. Il voto all'estero rappresenta qualcosa di straordinario perché coinvolge dei nostri connazionali che svolgono un ruolo decisivo ed importantissimo per il nostro Paese, essi sono a tutti gli effetti i nostri veri ambasciatori nel mondo e non possiamo assolutamente allontanarci da loro.
Come ben sai in Europa e nel resto del mondo, gli emigranti italiani hanno votato per corrispondenza e ti lascio immaginare gli imbrogli che ne sono venuti fuori. C'è stata gente che andava per le strade a caccia dei plichi depositati dai postini nelle buche delle lettere. Plichi facilmente riconoscibili in quanto molto voluminosi. Non credi sarebbe il caso di fornire di seggi elettorali anche gli elettori all'estero?
Non c'è alcun dubbio. Il voto degli italiani all'estero deve avere le stesse forme, la stessa dignità e dare le stesse garanzie di correttezza e segretezza di cui godono gli italiani residenti nel nostro Paese. L'istituzione di seggi elettorali all'estero credo sia dovuta e spero vivamente che il Governo si muova in questa direzione, che definirei imprescindibile.
Concludo questa nostra conversazione con una frase di Catone.
Egli affermò :"I ladri di beni privati passano la vita in carcere e in catene, quelli di beni pubblici nelle ricchezze e negli onori”. In Italia, dopo 2.000 anni, siamo ancora in questa situazione?
Siamo sicuramente nella stessa identica situazione, ma con l'aggravante che a breve tutto questo sarà sancito anche con la legge. Eliminando l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge ciò sarà sancito quasi come regola. Ci ritroveremo con persone che commetteranno crimini ma che, in virtù del loro potere, saranno non perseguibili. Avranno l’ impunità garantita. Altre categorie di criminali che invece non godono di coperture politiche, sconteranno interamente la loro pena nelle patrie galere. Quanto affermato da Catone è purtroppo più attuale che mai.
Antonio Aversa
Per prima cosa non posso non ammettere una vittoria del centro destra. Una vittoria però, che non è certo frutto di buon governo ma dovuta in larga misura ai gravi errori della sinistra soprattutto nella scelta delle candidature.
Si è andati a riproporre personaggi ormai non più accettati dal nostro popolo ed il forte astensionismo ne è la prova.
Il centro sinistra, ad oggi, si sta dimostrando inadeguato nella costruzione di una valida alternativa al berlusconismo.
C'è bisogno di un lavoro politico che punti a valorizzare tutti quei movimenti che tanto stanno dando nel cercare di fare muro contro questa deriva autoritaria che sta portando il nostro paese alla rovina.
Il PD è sicuramente la principale forza di opposizione ed è determinante per il raggiungimento di una vittoria politica che dia cambiamento al paese, però è anche la forza politica che maggiormente ha ostacolato il rinnovamento, non tanto nei contenuti quanto nella scelta dei candidati. Ritengo estremamente emblematiche le candidature, tanto per fare qualche nome, della Bresso, di De Luca e di Loiero.
Bisognava andare oltre questi nomi e proporre dei personaggi che avrebbero portato delle importanti novità.
Queste elezioni regionali spero che servano di lezione e che finalmente si arrivi a ridare entusiasmo e fiducia a quanti si sono allontanati da una politica ormai diventata "casta".
Credo che oggi ci sia bisogno di aprire un nuovo cantiere politico che coinvolga anche i movimenti e tutte le componenti sane della società civile. Senza ciò siamo destinati a perdere in eterno.
E' passato quasi un anno dalla tua elezione al Parlamento Europeo, che opinione ti sei fatto di questa nuova esperienza?
E' sicuramente un'esperienza molto interessante, contrariamente a ciò che si dice, cioè che il Parlamento Europeo è un elefante burocratico, un luogo nel quale non si può politicamente incidere, penso che non sia così. E' chiaro che i ritmi, le decisioni, le valutazioni sono complesse in quanto ci si deve relazionare tra parlamentari di 27 Paesi. Io credo però che le prospettive siano molto interessanti ed anche le possibilità di incidere sui temi di cui si tratta, non sono scarse. In questi mesi abbiamo affrontato temi come la politica per l'immigrazione, le mafie, lo scudo fiscale, la libertà di informazione, il Trattato di Lisbona, il nuovo Servizio Europeo di Azione Esterna e la politica estera, la cooperazione e lo sviluppo, senza dimenticare il dossier sull' Hafganistan o quali strumenti siano necessari per spezzare il legame tra denaro pubblico e crimine organizzato. Tutti temi che hanno una valenza straordinaria e credo che l'Europa possa allargare le proprie competenze sia in ambito giuridico che dei diritti.
L'approvazione del Trattato di Lisbona dovrebbe portare la politica europea a diventare in qualche modo più forte ed incisiva rispetto al passato. Credi che assisteremo veramente ad un cambio di marcia delle Istituzioni europee? E come si sta svolgendo il tuo lavoro nella Commissione per il Controllo dei bilanci ? Immagino che avrai moltissime gatte da pelare.
Per quanto riguarda il Trattato di Lisbona, e come riuscire a tradurlo in iniziativa politica valida, che dia sempre maggior peso al Parlamento europeo e maggiore autonomia politica delle Istituzioni europee dagli Stati membri, molto dipenderà dalla volontà dai singoli parlamentari e dai gruppi politici. Credo che questa sia una scommessa importante.
Importante è anche la scommessa che riguarda la creazione di un' Europa Federale che potrebbe arrivare fino alla Russia. Il trattato di Lisbona ha luci ed ombre, ma è sicuramente un passo in avanti verso l'integrazione europea.
Per quanto riguarda la Commissione per il controllo dei bilanci, che io presiedo, questa ha un ruolo molto delicato.
Si affrontano temi importantissimi, primo tra tutti il modo in cui vengono spesi i soldi pubblici, quelli cioè dei contribuenti europei. Purtroppo i rischi di truffe sono ancora molto elevati e coinvolgono alcuni Paesi tra cui l'Italia che detiene sicuramente la maglia nera. C’è da dire che le mafie e la criminalità dei cosiddetti colletti bianchi si sono ben inserite nel business dei finanziamenti pubblici e la nostra Commissione ha un ruolo decisivo non solo sul piano sanzionatorio, cioè trovare chi ha sbagliato per sanzionarlo, ma anche di prevenzione, nel valutare costi e benefici per verificare se determinate opere finanziate con i Fondi UE abbiano effettivamente utilità sociale, pubblica o se siano solo uno spreco inutile.
Hai più volte sottolineato che le figure di Falcone e Borsellino hanno fortemente influenzato la tua scelta di diventare magistrato. Oggi alla luce di quanto ti è successo, mi riferisco alle varie inchieste a cui sei stato sottoposto, alle visite di ispettori ministeriali e a molto altro ancora, rifaresti ancora quel passo? Oggi entreresti in magistratura?
Ma senz'altro, che lo rifarei. Come puoi vedere, nella mia stanza ho una foto bellissima di Falcone e Borsellino che sorridono. Entrare in magistratura è stato il sogno della mia vita, fin dal primo giorno di iscrizione alla facoltà di giurisprudenza. Rispetto a tanti giovani italiani io ho avuto la fortuna di fare il mestiere che sognavo di fare. Per averlo fatto con onestà, rispettando il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, senza timori nei confronti dei potenti, ho pagato un prezzo molto alto, perché purtroppo in Italia viviamo un momento di crisi democratica molto forte. Comunque sicuramente rifarei punto per punto, e virgola per virgola, tutto quello che ho fatto. La mia esortazione ai giovani è di intraprendere il lavoro di magistrato e di farlo con una grande idealità e dignità.
I fortissimi attacchi che Berlusconi porta alla magistratura, secondo te, cosa produrranno nei prossimi mesi? Il potere politico riuscirà veramente ad oscurare il lavoro dei magistrati?
Questa aggressione continua alla magistratura, che va avanti da quando Berlusconi è entrato in politica, ha già prodotto effetti devastanti non solo sul piano normativo, ma anche sull'indipendenza della magistratura, messa sempre più in discussione. La cosa più grave sono le forti intimidazioni nei confronti dei magistrati i quali sanno che, nel caso facciano inchieste che coinvolgono dei potenti, potrebbero pagare un prezzo molto alto, anche rimanere ai margini della progressione in carriera.
Questo è un progetto che Berlusconi sta portando avanti, il cui fine è di mettere il Pubblico ministero alle dipendenze del potere esecutivo e del potere politico. Questo intendimento altro non è altro che il disegno eversivo progettato anni fa da Licio Gelli, disegno che punta allo smantellamento della Costituzione repubblicana nata dall'antifascismo. Oggi, non sono solo i politici onesti chiamati a difendere la Costituzione, ma anche tutti i cittadini italiani, che devono vigilare per difenderla. Bisogna capire che l'indipendenza della magistratura non è un privilegio, ma è la garanzia dell’affermazione dei diritti dei cittadini.
Berlusconi afferma che il suo governo ha portato dei durissimi colpi alla mafia, più di qualsiasi altro governo nazionale e che presto l'annullerà.
Cosa ne pensi?
E' esattamente il contrario. Questo governo ha realizzato tutta una serie di leggi che nei fatti hanno favorito il crimine organizzato: la legge sullo scudo fiscale che introduce il riciclaggio di Stato; la legge che vuole la cancellazione delle intercettazioni telefoniche; la legge sul processo breve; la legge sulle confische dei beni sequestrati ai mafiosi che consente la rivendita all'asta di questi beni, con la conseguenza che eventuali prestanome dei mafiosi stessi, ricompreranno ciò che era stato loro tolto; la riduzione dei finanziamenti alle forze dell'ordine, con casi limite in cui alcune questure non hanno soldi neanche per la benzina da mettere nelle auto; senza parlare poi della carenza di personale nei tribunali e della mancanza di un numero adeguato di giudici nei diversi territori italiani. Questo governo nei fatti sta favorendo il crimine organizzato.
Certo, si sono i fatti forti degli ultimi arresti di importanti mafiosi, ma quello è un merito che non li riguarda, sono vittorie di cui gli italiani debbono ringraziare unicamente le nostre forze dell'ordine.
Hai parlato più volte di oscuramento mediatico e che bene ha fatto il Sindacato della Stampa a puntare i piedi a terra. A cosa ti riferivi?
Mi riferivo alla censura di Stato, avvenuta in piena campagna elettorale che, con la scusa della "par condicio" ha oscurato trasmissioni televisive che fanno informazione parlando di società, di cultura, di politica,di giustizia. Tra l'altro è lo stesso Berlusconi che ha costantemente violato la par condicio intervenendo frequentemente in trasmissioni in diretta, senza contare il fatto che controlla direttamente e indirettamente una buona parte dei mezzi di informazione, caso unico in Europa. La televisione è diventata il mezzo principe per propagandare il pensiero del regime. La Procura di Trani ha poi scoperto che Berlusconi è intervenuto a far pressioni direttamente sul direttore del TG1, sul direttore della RAI e addirittura sull'Agenzia delle Comunicazioni, un organo di garanzia per tutti. Si è rivolto ad un membro dell'AGCOM dicendogli:”Ma che cosa ti ci abbiamo messo a fare lì, ma cosa ti paghiamo a fare?”. C'è una logica padronale dell'informazione.
Ci sono però molti giornalisti compiacenti.
Ma certo, ci sono giornalisti che si autocensurano per fare propaganda gradita al potere. E' una situazione questa, tipica dei regimi autoritari, con giornalisti che si mettono dietro alla gonnellina dell'imperatore per avere la carriera garantita.
Sei stato fortemente criticato per le parole rivolte al Capo dello Stato dopo la firma del decreto salva liste. Lo rifaresti?
Certo che lo rifarei. Io ho grande rispetto per tutte le Istituzioni e tra le prime c'è il Presidente della Repubblica, ma non può essere al di sopra delle critiche, anzi, proprio perché è il principale custode della democrazia e della Costituzione, egli deve stigmatizzare ciò che è contrario alla Carta costituzionale. Io sono molto insoddisfatto della Presidenza della Repubblica di Giorgio Napolitano perché, in un momento come questo di grande crisi democratica, di grande crisi dello stato di diritto, con lo smantellamento dell'articolo 18, riguardante lo statuto dei lavoratori, ci ritroviamo con un Presidente che non esercita in modo adeguato la difesa della Carta Costituzionale. Io credo che sia doveroso da parte di un parlamentare rimarcare tali carenze, certo con rispetto, ma con la dovuta fermezza.
Sono ormai tantissimi gli italiani rimasti senza un lavoro, che non trovano una casa dove vivere e che non riescono più a progettare in modo decoroso la loro vita.
L'Italia dei valori che risposte dà a queste tantissime persone ridotte in povertà?
Noi italiani da anni, cioè da quando il Presidente del Consiglio è entrato in politica, discutiamo quasi esclusivamente dei suoi problemi personali, e non mi riferisco a quelli fisici.
I veri problemi italiani sono quelli che tu hai menzionato, con al primo posto il lavoro: tanti hanno un lavoro precario, in tantissimi non ce l'hanno e molti altri, purtroppo, lo stanno perdendo.
I giovani oggi, pur di trovare uno straccio di lavoro, devono piegare la testa ed accettare condizioni lavorative altrimenti inaccettabili.
Senza parlare poi del Sud Italia, dove il lavoro è diventato addirittura un privilegio e si ottiene unicamente tramite raccomandazioni che poi creano vincoli ed appartenenze.
Questo è il vero problema che abbiamo davanti oggi.
Così come sono un problema gravissimo, le pensioni da miseria ed il fatto che la gente, con il proprio stipendio, non arriva alla fine del mese.
Sono questi i temi sui quali la politica dovrebbe confrontarsi e concentrarsi; a riguardo le idee dell'Italia dei Valori sono chiare.
Noi vogliamo degli incentivi per i giovani, vogliamo l'abbattimento del precariato e, soprattutto, vogliamo un impiego diverso dei finanziamenti pubblici, per incentivare uno sviluppo che rimetta in moto l'economia e che ridia fiato alle piccole e medie imprese, importantissime per una reale valorizzazione del territorio italiano.
Bisognerebbe non fare opere inutili come il ponte sullo stretto o nocive come le centrali nucleari.
Noi vogliamo una vera e propria rivoluzione culturale su questi temi.
Una rivoluzione che sia liberale e nello stesso tempo anche socialista, in modo da dare la massima attenzione alle condizioni dei più deboli.
Il nostro paese ha bisogno vitale di ripartire con grande entusiasmo e con grande energia.
L'Italia non può restare, come in questa fase, avvilita da una grande depressione economica, politica ed etica.
Al congresso dell'I.d.V. sei stato tra i più applauditi ed alle elezioni europee il più votato del tuo partito. Eri un indipendente ed ora ti sei iscritto all'IdV. Si dice che Di Pietro vorrebbe metterti a capo del Dipartimento Giustizia e Sicurezza. Ti aspettavi dell'altro? Il posto di Segretario per esempio?
Io attualmente ho un ruolo istituzionale in Europa molto importante e questo mio ruolo è certamente incompatibile con un incarico politico di un certo livello. In questo momento mi sento molto più motivato a svolgere un altro tipo di azione politica che metta in comunicazione diretta la parte migliore della politica che si esprime con i partiti, con tutti quei movimenti della società civile che si muovono nel nostro paese. Credo che L'Italia dei Valori debba avere la forza e la capacità di essere un partito diverso, un partito che sappia aprirsi seriamente alla società civile e che sappia selezionare il proprio gruppo dirigente, non dalla quantità di tessere che rappresenta, ma dalla capacità che ogni dirigente ha di sapersi relazionare con la base. L'incarico al Dipartimento Giustizia credo sia l'unico compatibile con il mio profilo attuale istituzionale, inoltre mi porterebbe ad occuparmi di problematiche di cui mi sono già occupato durante la mia vita da magistrato: giustizia, sicurezza, forze dell'ordine, magistratura e diritti.
Ma è proprio vera la storia che tu sia la spina nel fianco di Di Pietro?
Con Di Pietro io ho un rapporto ottimo, sia sul piano personale che sul piano politico. Non siamo però fatti con lo stampino ed è quindi naturale che a volte ci siano delle divergenze, ma queste non mi porteranno mai a scalare il partito e a mettere in discussione l'importante ruolo che ha Antonio Di Pietro.
Chi mette in giro certe voci evidentemente non è abituato a vedere onestà e lealtà nei rapporti, quell'onestà e lealtà che sono alla base del mio rapporto con Antonio.
In molti ti hanno rimproverato il fatto di non esser sceso in campo in Campania per queste regionali. Quali le tue ragioni?
Io ho avuto tantissime sollecitazioni in Calabria e Campania per candidarmi e non nascondo che la cosa mi ha fatto molto piacere, però credo che nella vita la coerenza abbia un ruolo molto importante ed avendo io preso l'impegno a candidarmi al Parlamento europeo, ricevendo poi tantissimi voti in tutta l'Italia, più di 500.000 preferenze, non potevo assolutamente fare qualcosa di sgradevole e scorretto verso un impegno politico appena iniziato. Questo però non toglie che il mio impegno per la Calabria e la Campania ci sia e ci sarà sicuramente.
Il caos scaturito dal dimissionamento del senatore Di Girolamo, eletto nel collegio europeo, ha portato alcuni leader del centro destra, specialmente leghisti, a parlare di abrogazione del voto degli italiani all'estero. Sei dello stesso avviso?
Il centro destra non cercasse scuse sulla querelle che ha riguardato Di Girolamo. Questa è una vicenda gravissima, che ha fatto trapelare addirittura collegamenti con la 'Ndrangheta. Ora nelle file del PdL sembra quasi che nessuno lo conoscesse o che non avesse mai avuto rapporti con questo signore, in verità questo signore aveva molte entrature con ministri della Repubblica, con il Presidente della Camera Fini e con altri esponenti di vertice dell'ex Alleanza nazionale e quindi del PdL. Che non si inventassero nulla, il voto degli italiani all'estero va assolutamente mantenuto, anzi auspico un suo rafforzamento attraverso una maggiore trasparenza dell’espressione di voto. Il voto all'estero rappresenta qualcosa di straordinario perché coinvolge dei nostri connazionali che svolgono un ruolo decisivo ed importantissimo per il nostro Paese, essi sono a tutti gli effetti i nostri veri ambasciatori nel mondo e non possiamo assolutamente allontanarci da loro.
Come ben sai in Europa e nel resto del mondo, gli emigranti italiani hanno votato per corrispondenza e ti lascio immaginare gli imbrogli che ne sono venuti fuori. C'è stata gente che andava per le strade a caccia dei plichi depositati dai postini nelle buche delle lettere. Plichi facilmente riconoscibili in quanto molto voluminosi. Non credi sarebbe il caso di fornire di seggi elettorali anche gli elettori all'estero?
Non c'è alcun dubbio. Il voto degli italiani all'estero deve avere le stesse forme, la stessa dignità e dare le stesse garanzie di correttezza e segretezza di cui godono gli italiani residenti nel nostro Paese. L'istituzione di seggi elettorali all'estero credo sia dovuta e spero vivamente che il Governo si muova in questa direzione, che definirei imprescindibile.
Concludo questa nostra conversazione con una frase di Catone.
Egli affermò :"I ladri di beni privati passano la vita in carcere e in catene, quelli di beni pubblici nelle ricchezze e negli onori”. In Italia, dopo 2.000 anni, siamo ancora in questa situazione?
Siamo sicuramente nella stessa identica situazione, ma con l'aggravante che a breve tutto questo sarà sancito anche con la legge. Eliminando l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge ciò sarà sancito quasi come regola. Ci ritroveremo con persone che commetteranno crimini ma che, in virtù del loro potere, saranno non perseguibili. Avranno l’ impunità garantita. Altre categorie di criminali che invece non godono di coperture politiche, sconteranno interamente la loro pena nelle patrie galere. Quanto affermato da Catone è purtroppo più attuale che mai.
Antonio Aversa
LA GESTIONE PRIVATA DELL'ACQUA
Il privato, quotato in borsa, ha una ragione sociale centrale, cui fa riferimento continuo: la creazione di profitto, di dividendi per gli azionisti. È il suo motivo di esistere. E nel momento in cui si trova di fronte a delle scelte, terrà ben presente questo principio rispetto al servizio pubblico affidatogli in gestione, o alle necessità di cittadini qualunque.
Arezzo e Agrigento sono due comuni in cui questa verità è stata particolarmente cruda: la gestione dei servizi idrici, affidata a società private, è andata di male in peggio, sollevando le proteste dei cittadini e dei comuni interessati. Ad Arezzo, dal 1999, la gestione in città e provincia è affidata a Nuove Acque spa, società a capitale misto pubblico e privato. La parte del leone, nel pacchetto privato, è giocato dalla multinazionale francese Suez, uno dei due colossi della gestione dei servizi idrici. Rispetto al progetto con cui Nuove Acque ha vinto l’appalto nel ’99, dieci anni dopo i cittadini di Arezzo e dintorni si ritrovano oggi con tariffe più che raddoppiate, le terze più alte in Italia, e investimenti ai minimi nazionali. Ai soci privati sono andati i profitti, mentre i comuni hanno dovuto limitare i danni diminuendo gli investimenti.
Ad Agrigento c’è un’intera provincia in balia dei disservizi. La Girgenti Acque spa, società privata cui nel 2007 è stata affidata la gestione del servizio idrico nell’ATO di riferimento, si era presentata con promesse di cambiamento a 360 gradi. Solo due anni dopo però i sindaci sono in rivolta e chiedono la rescissione del contratto di gestione. Lo scorso dicembre sono arrivate bollette decuplicate rispetto a quelle della gestione precedente, e in alcune zone i comuni hanno dovuto provvedere a proprie spese a far arrivare l’acqua con delle autobotti d’emergenza, visto che il servizio era sospeso ormai da giorni.
Da parte sua, la Girgenti acque gestisce la crisi da anni con tranquillità olimpica: sportelli chiusi, controlli inesistenti, guasti riparati dopo settimane, nessuna spiegazione sulle bollette, che periodicamente vengono inviate con errori di calcolo, dati mancanti o inesattezze. Una cosa non manca mai, però, nelle comunicazioni di Girgenti acque: la “minaccia” di distacco in caso di pagamenti morosi, come se il servizio idrico fosse equiparabile a un qualsiasi altro servizio non fondamentale.
Arezzo e Agrigento sono due comuni in cui questa verità è stata particolarmente cruda: la gestione dei servizi idrici, affidata a società private, è andata di male in peggio, sollevando le proteste dei cittadini e dei comuni interessati. Ad Arezzo, dal 1999, la gestione in città e provincia è affidata a Nuove Acque spa, società a capitale misto pubblico e privato. La parte del leone, nel pacchetto privato, è giocato dalla multinazionale francese Suez, uno dei due colossi della gestione dei servizi idrici. Rispetto al progetto con cui Nuove Acque ha vinto l’appalto nel ’99, dieci anni dopo i cittadini di Arezzo e dintorni si ritrovano oggi con tariffe più che raddoppiate, le terze più alte in Italia, e investimenti ai minimi nazionali. Ai soci privati sono andati i profitti, mentre i comuni hanno dovuto limitare i danni diminuendo gli investimenti.
Ad Agrigento c’è un’intera provincia in balia dei disservizi. La Girgenti Acque spa, società privata cui nel 2007 è stata affidata la gestione del servizio idrico nell’ATO di riferimento, si era presentata con promesse di cambiamento a 360 gradi. Solo due anni dopo però i sindaci sono in rivolta e chiedono la rescissione del contratto di gestione. Lo scorso dicembre sono arrivate bollette decuplicate rispetto a quelle della gestione precedente, e in alcune zone i comuni hanno dovuto provvedere a proprie spese a far arrivare l’acqua con delle autobotti d’emergenza, visto che il servizio era sospeso ormai da giorni.
Da parte sua, la Girgenti acque gestisce la crisi da anni con tranquillità olimpica: sportelli chiusi, controlli inesistenti, guasti riparati dopo settimane, nessuna spiegazione sulle bollette, che periodicamente vengono inviate con errori di calcolo, dati mancanti o inesattezze. Una cosa non manca mai, però, nelle comunicazioni di Girgenti acque: la “minaccia” di distacco in caso di pagamenti morosi, come se il servizio idrico fosse equiparabile a un qualsiasi altro servizio non fondamentale.
LEGITTIMO IMPEDIMENTO
La legge del 7 aprile 2010 sul legittimo impedimento continua a far discutere, e sempre per lo stesso motivo: presenta profili di incostituzionalità. Lo hanno affermato anche i giudici milanesi del processo Mills, rimandando gli atti del processo stesso alla Corte Costituzionale, dopo che il pm che si occupa del processo Mediaset, Fabio De Pasquale, aveva già commentato in modo simile la nuova legge. Sul banco degli imputati c’è sempre lui, Silvio Berlusconi. O meglio, non c’è, perché per entrambi i processi i suoi legali, invocando la nuova legge, hanno chiesto il rinvio delle udienze fino al 21 luglio: prima il presidente del consiglio è troppo impegnato per apparire in tribunale.
E detto così sembra uno scherzo, visto che il consiglio dei ministri di oggi venerdì 16 aprile ha avuto come ordine del giorno la promozione del turismo tramite nuovi campi da golf. Insomma, non certo un problema di interesse nazionale. Ma ammettendo che il consiglio dei ministri, in quanto tale, possa essere una giustificazione, seppur debole, sembra difficile che ogni giorno da qui al 21 luglio Silvio Berlusconi abbia impegni inderogabili e istituzionali. Sarebbe una tabella di marcia esagerata per un uomo della sua età.
In questo momento quindi la legge sul legittimo impedimento si trova ad un bivio, rimandata alla Corto Costituzionale per il dubbio che violi gli articoli 3 e 138 della Costituzione. Dubbio, questo sì, legittimo.
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E detto così sembra uno scherzo, visto che il consiglio dei ministri di oggi venerdì 16 aprile ha avuto come ordine del giorno la promozione del turismo tramite nuovi campi da golf. Insomma, non certo un problema di interesse nazionale. Ma ammettendo che il consiglio dei ministri, in quanto tale, possa essere una giustificazione, seppur debole, sembra difficile che ogni giorno da qui al 21 luglio Silvio Berlusconi abbia impegni inderogabili e istituzionali. Sarebbe una tabella di marcia esagerata per un uomo della sua età.
In questo momento quindi la legge sul legittimo impedimento si trova ad un bivio, rimandata alla Corto Costituzionale per il dubbio che violi gli articoli 3 e 138 della Costituzione. Dubbio, questo sì, legittimo.
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NUCLEARE
Problema senza risposta: le scorie
La produzione di energia nucleare produce scorie. Forse il nucleare del futuro, la famosa “quarta generazione”, non ne produrrà. Ma si parla di teorie, ricerca, sperimentazione. Il nucleare, oggi, ha un problema enorme a cui nessuno, nel mondo, sa trovare soluzione. Ma andiamo per gradi.
L’Italia ha, attualmente, circa 50mila metri cubi di scorie. Più della produzione annua di tutta l’Europa nucleare.Prodotti dalle centrali che per una decina d’anni, 30 anni fa, sono state attive, ma anche dagli enti di ricerca, dalle fondazioni private, dalle università, che continuano a crearne. Per tutto questo materiale radioattivo, la Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari Spa) sta progettando un centro unico nazionale, un “parco tecnologico” dove stoccare tutte le scorie a bassa o media intensità, quelle che durano meno, solo qualche migliaio di anni.
Dovrebbe essere pronto nel 2017, anche se non si sa ancora dove sorgerà. Sarà grande come un campo da calcio, e alto una ventina di metri. Il problema, nel frattempo, è chiamato “scorie ad alta intensità”. Quelle, per intenderci, che durano centinaia di migliaia di anni, che sono altamente radioattive, e quindi pericolosissime per l’uomo e l’ambiente. L’Italia, probabilmente, comprerà spazi di stoccaggio all’estero, un’altra spesa da aggiungere alla bolletta nucleare.
Ma all’estero che fine faranno le nostre scorie, assieme a quelle prodotte dai paesi a cui le scaricheremo (pagando, ovviamente)? Non lo sa nessuno. Nel senso che nessuno, al mondo, ha ancora trovato una soluzione definitiva. Negli Stati Uniti si è parlato per anni della Yucca Mountain, massiccio roccioso in cui scavare gallerie e stipare i barili di scorie. Progetto ormai abbandonato. La Francia manda tutto in Siberia, infischiandosene delle leggi russe, in depositi a cielo aperto. E le idee per il futuro sono fantascienza che chissà se verrà mai realizzata: caricarle su enormi astronavi container e mandarle a bruciare nel sole, oppure perforare il sottosuolo in profondità e seppellirle nella terra sotto chilometri di cemento. Venti solari radioattivi o iniezioni letali al cuore del pianeta, cosa preferite?
La produzione di energia nucleare produce scorie. Forse il nucleare del futuro, la famosa “quarta generazione”, non ne produrrà. Ma si parla di teorie, ricerca, sperimentazione. Il nucleare, oggi, ha un problema enorme a cui nessuno, nel mondo, sa trovare soluzione. Ma andiamo per gradi.
L’Italia ha, attualmente, circa 50mila metri cubi di scorie. Più della produzione annua di tutta l’Europa nucleare.Prodotti dalle centrali che per una decina d’anni, 30 anni fa, sono state attive, ma anche dagli enti di ricerca, dalle fondazioni private, dalle università, che continuano a crearne. Per tutto questo materiale radioattivo, la Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari Spa) sta progettando un centro unico nazionale, un “parco tecnologico” dove stoccare tutte le scorie a bassa o media intensità, quelle che durano meno, solo qualche migliaio di anni.
Dovrebbe essere pronto nel 2017, anche se non si sa ancora dove sorgerà. Sarà grande come un campo da calcio, e alto una ventina di metri. Il problema, nel frattempo, è chiamato “scorie ad alta intensità”. Quelle, per intenderci, che durano centinaia di migliaia di anni, che sono altamente radioattive, e quindi pericolosissime per l’uomo e l’ambiente. L’Italia, probabilmente, comprerà spazi di stoccaggio all’estero, un’altra spesa da aggiungere alla bolletta nucleare.
Ma all’estero che fine faranno le nostre scorie, assieme a quelle prodotte dai paesi a cui le scaricheremo (pagando, ovviamente)? Non lo sa nessuno. Nel senso che nessuno, al mondo, ha ancora trovato una soluzione definitiva. Negli Stati Uniti si è parlato per anni della Yucca Mountain, massiccio roccioso in cui scavare gallerie e stipare i barili di scorie. Progetto ormai abbandonato. La Francia manda tutto in Siberia, infischiandosene delle leggi russe, in depositi a cielo aperto. E le idee per il futuro sono fantascienza che chissà se verrà mai realizzata: caricarle su enormi astronavi container e mandarle a bruciare nel sole, oppure perforare il sottosuolo in profondità e seppellirle nella terra sotto chilometri di cemento. Venti solari radioattivi o iniezioni letali al cuore del pianeta, cosa preferite?
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